A cura della Dott.ssa Ilenia Coletti, Psicologo – Psicoterapeuta, Criminologa, Giudice Onorario Tribunale di Sorveglianza
La stimolazione magnetica utilizza impulsi magnetici generati da una bobina posta sul cuoio capelluto per indurre correnti elettriche in specifiche aree cerebrali, modulando l’attività neuronale. Le correnti che si sprigionano modificano la plasticità sinaptica: in pratica, cambiano il modo in cui i neuroni comunicano, aumentando o riducendo la loro attività. È una tecnica non invasiva e generalmente ben tollerata.
È nata negli anni ’80 come strumento di ricerca neuroscientifica e oggi è approvata dalla FDA (Food and Drug Administration), dall’EMA (European Medicines Agency), e dal Ministero della Salute come terapia per la depressione resistente ai farmaci. Nell’ambito dei protocolli si distinguono due modelli di utilizzo:
La Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) sia ad alta frequenza per stimolazione eccitatoria sia a bassa frequenza per stimolazione inibitoria. I campi clinici individuati per il trattamento terapeutico sono:
Depressione maggiore resistente al trattamento farmacologico
Disturbi d’ansia
Disturbi ossessivo-compulsivi
Dolore neuropatico
Recupero da ictus
b. Stimolazione Elettrica Transcranica a Corrente Diretta (tDCS) che applica una corrente elettrica continua a bassa intensità (tipicamente 1-2 mA) tramite elettrodi posizionati sul cuoio capelluto, modulando l’eccitabilità neuronale aumentando o diminuendo la probabilità di attivazione dei neuroni. Le indicazioni cliniche sono maggiormente rivolte in ambito neuropsicologico e in particolare:
Potenziamento cognitivo in soggetti sani o con deficit (memoria, attenzione)
Depressione e ansia (in fase sperimentale)
Riabilitazione post-ictus
Dolore cronico
Disturbi del movimento (es. Parkinson)
Gli studi e le ricerche condotte in questi anni hanno evidenziato che la stimolazione magnetica transcranica è efficace in parecchie sindromi di carattere psichiatrico (Lefaucheur JP et al, 2020) in particolare sulla depressione resistente alle terapie farmacologiche.
E’ stato messo in evidenza anche l’efficacia della TMS nel migliorare le funzioni cognitive in anziani e pazienti con Alzheimer (Nissim et al., 2019) e nel dolore neuropatico come in molte forme di emicrania (O’Connell et al., 2018).
La TMS non presenta particolari effetti collaterali se si escludono dei leggeri formicolii e mal di testa nel punto in cui vengono fissati gli elettrodi (Bikson et al., 2016).
Gli effetti positivi, al contrario, possono durare mesi o anni, soprattutto se seguiti da cicli di mantenimento.
Il cervello “impara” a funzionare in modo più equilibrato grazie ai processi di neuroplasticità indotti dalla stimolazione.
Spesso la TMS è integrata con psicoterapia o farmaci antidepressivi per ottimizzare i risultati.
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